Accesso a fisioterapia, TAR Milano accoglie

201926055-14e81fdc-4685-45bd-8a3e-2857dba2a620Laurea in fisioterapia, il Tribunale amministrativo della Lombardia accoglie la nostra istanza cautelare per l’immediata  iscrizione all’Università di Pavia della ricorrente ed il riconoscimento dei crediti formativi già acquisiti.

La nostra assistita, una professionista attiva nel mondo del lavoro,  ha già conseguito da alcuni anni una laurea in un  settore affine della riabilitazione sanitaria ma si è vista opporre da diversi enti pubblici e privati un impedimento a proseguire nei rapporti di lavoro, consistente nell’assenza del titolo di fisioterapista. In particolare, le strutture sanitarie hanno il dovere di verificare la piena coerenza dei titoli di studio del personale impiegato con il servizio garantito e tendono a richiedere esclusivamente il titolo di laurea in fisioterapia anche a chi è in possesso di titoli in larga misura corrispondenti (in particolare fisiokinesiterapista; terapista della riabilitazione; tecnico fisioterapista della riabilitazione; terapista della riabilitazione dell’apparato motore; massofisioterapista; terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva).

La questione va inquadrata nell’argomento, già affrontato da alcuni anni da molti Tribunali amministrativi, dell’equipollenza alla laurea in fisioterapia di questi “vecchi” diplomi, poi stabilmente sostituiti nella formazione universitaria e nella prassi dal titolo di fisioterapista; sul punto, in particolare sul diritto di questi laureati in discipline affini alla fisioterapia di ottenere l’immediata iscrizione al corso di fisioterapia in anni successivi al primo, senza passare dal test d’accesso, la Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha recentemente invitato l’Adunanza Plenaria a pronunciarsi.

Nel nostro caso, Il TAR Milano, oltre a ordinare all’Ateneo di Pavia di riesaminare il diniego d’iscrizione, quanto al riconoscimento dei crediti universitari pregressi e alla conseguente iscrizione ad anno accademico successivo al primo, ribadisce il proprio orientamento, che trova ampia corrispondenza nella giurisprudenza di vari TAR e del Consiglio di Stato, secondo cui il superamento del test nazionale è condizione solo per l’ammissione al primo anno di corso e non anche per l’iscrizione ad anni successivi.

Tar Lombardia, Milano, III, ord. 1042/2017

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